«Anni fa ero convinto che fossero gli altri a essere un problema.
Poi ho creduto che fosse il mondo a non andare bene.
Alla fine ho capito che ero io quello sbagliato, ma quando l’ho fatto mi sono reso conto che mi toccava ricominciare da capo, perché non avevo capito un cazzo».

Così ha detto Mimmo l’ultima volta che ci siamo visti a Taranto, nel novembre del 2025.

Quella che doveva essere una breve esperienza di quattro incontri è finita per diventare una vera e propria residenza durata tre mesi.
E in questo progetto, fatto di persone, incontri e racconti, i veri protagonisti non siamo noi di Sano/Sano, non lo sono gli operatori di Noi e Voi e non lo sono nemmeno Mimmo o gli altri quattordici soggetti in esecuzione penale che vi hanno partecipato.

I veri protagonisti di questo progetto sono il Tempo, lo Spazio e la Libertà.

Perché 2,30 × 4,30 parla di tempo, spazio e libertà.
Lo fa attraverso la voce di persone che conoscono il valore di queste parole meglio di noi.
Noi che, avendo a disposizione ore, giorni, mesi e anni per vivere, spesso ci limitiamo a invecchiare senza mai crescere.

Ma la vita è fatta di attimi e, come ha detto Luigi: «La felicità è un attimo. La libertà una condizione».
E a volte basta un attimo per perdere la libertà.

È per questo che in questa storia non ci sono noi e voi.
Non c’è Sano/Sano e non ci sono detenuti.

In 2,30 × 4,30 ci sono voci, silenzi, urla e sussurri.
Ci sono paure, sogni, speranze e ricordi.
Ci sono parole, foto e ceramiche.
Ci sono domande.

Interrogativi, non interrogatori, rivolti a chi vive tra il carcere, gli arresti domiciliari, le case-famiglia e l’ex Monastero delle Carmelitane oggi Casa Madre Teresa, a Paolo VI, Taranto.

Sono domande fatte da noi, che quel posto volevamo viverlo e quelle persone volevamo conoscerle.
Quel posto e quelle persone da cui non volevamo staccarci, ma da cui dovevamo separarci.
Perché, se è vero che la libertà è una condizione, è altrettanto vero che la volontà è il fondamento della libertà.

E come ha detto Adriano: «Sarete liberi di tornare in questo posto, tra noi, ogni volta che vorrete. Smetterete di esserlo quando dovrete».